Interventi e interviste
Interventi - Sottosegretario Marcella Lucidi (17.05.2006-08.05.2008)
20.07.2006
Intervento del Sottosegretario Marcella Lucidi alla Giornata Mondiale del Rifugiato - 20 giugno 2006
In questa giornata mondiale del rifugiato sono molte le iniziative che, nelle
regioni italiane, stanno invitando tutti a comprendere che esistono luoghi che l'immaginazione
raggiunge a fatica, dove non si sa quale tempo segnerà la conquista delle libertà che già fondano
il nostro sistema democratico.
Esprimo un sincero apprezzamento per l'azione propulsiva e propositiva, oltre che di servizio
reale, quotidiano che svolge l'UNCHR, in linea con la sua missione istituzionale.
E questo apprezzamento si estende anche al lavoro di confronto che UNCHR ha svolto insieme ai
maggiori enti di tutela che operano nel settore dell'asilo e dei diritti dei rifugiati per
elaborare un appello rivolto al Governo e al Parlamento, un appello che richiama ad un dovere
legislativo cogente eppure sempre inevaso, che ribadisce la distanza che ancora esiste tra i
principi costituzionali e internazionali e l'attenzione concreta che abbiamo finora offerto ad un
diritto inderogabile, sovrano, che abbatte l'idea di un confine quando questa collide con la
prioritaria esigenza di difendere la persona umana.
Il tema della giornata di quest'anno, la "Speranza", mi sembra sintetizzare il
percorso umano e psicologico che il rifugiato ha intrapreso prima ancora di affrontare il suo
viaggio che lo porterà lontano da deprivazioni, persecuzioni, assenza di libertà, morte, attraverso
pericoli a volte tanto spaventosi quanto le stesse situazioni che lo spingono alla fuga.
Il rifugiato è una persona che è riuscita, nonostante tutto, a dominare la disperazione e a
fare appello a tutta la sua forza interiore per combattere ciò che nega la sua vita e la sua
dignità.
Il diritto di asilo, diritto soggettivo pieno, ci pone a confronto con una realtà
che sebbene si componga con il più ampio fenomeno delle migrazioni ha una ragione originaria ben
individuata. E' una ragione che supera i desideri, i sogni di trovare un luogo in cui vivere
meglio, lavorare, far crescere i propri figli. E' una ragione che, lo si voglia o no, costringe a
lasciare la propria terra, perché è una terra maligna, avversa, che non solo non dà vita ma può
anche toglierla. Chi chiede rifugio, chiede, contro un discrimine che patisce, di varcare una
soglia, quella soglia reale e simbolica oltre la quale gli sia riconosciuta l'identità personale
negata. E' una ragione che ci obbliga a pensare le regole interne in funzione di garanzia, di
protezione di un diritto fondamentale, e le regole europee in funzione della condivisione di uno
spazio comune di rispetto e di promozione attiva di questo diritto.
Il Governo è impegnato, in linea con il programma elettorale della maggioranza, affinché
venga approvata dal Parlamento una legge organica sul diritto di asilo. Questo impegno sta dentro
il progetto di una nuova politica per l'immigrazione, in grado di dismettere un approccio
emergenziale e di guardare a ciò che sta accadendo, e continuerà ad accadere, come un segno
distintivo di questo tempo, come un fenomeno epocale, strutturale, globale rispetto al quale
definire un nuovo ordine di convivenza e di giustizia oltre che di sicurezza e, quindi, di libertà.
Sicurezza e libertà sono valori che debbono ispirare anche la scrittura di una legge organica
sul diritto di asilo ma senza che questa venga indebitamente confusa con la pur necessaria
disciplina sull'immigrazione regolare. Questo non significa ignorare i casi di un possibile
utilizzo strumentale e distorto del diritto di asilo ma avere ben chiare le diverse premesse
giuridiche che ne determinano la disciplina.
Inutile, forse, ricordare che l'accoglienza per il rifugiato è impressa nel DNA stesso della
nostra democrazia. Quando i costituenti hanno scritto l'art. 10 della Costituzione italiana hanno
voluto conferire al diritto d'asilo la maggiore ampiezza possibile (e i lavori preparatori ci
autorizzano a crederlo). La dottrina prevalente, inoltre, ritiene la norma costituzionale come
immediatamente precettiva e non già programmatica, riconoscendo essa la titolarità di un diritto
soggettivo perfetto all'ingresso e al soggiorno allo straniero al quale non sia consentito di
esercitare nel suo Paese anche una sola delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione
italiana.
Nel 2005 vi sono stati 885 riconoscimenti di status (circa il 9% di 9.346 domande d'asilo) ma
4.354 concessioni di protezione umanitaria (più del 45%) ad altrettanti richiedenti asilo cui era
stato negato lo status di rifugiato alla stregua della Convenzione di Ginevra.
E' un dato che ci fa riflettere sulla insufficienza delle previsioni della Convenzione di
Ginevra a comprendere casi che meritano comunque adeguata protezione per il principio del
non-refoulement. E' evidente che, dopo mezzo secolo emergono nuove situazioni meritevoli di tutela,
finora non associate alla definizione di rifugiato.
L'asilo è un diritto fondamentale che, come tale, invoca una tutela piena quanto alla sua
agibilità e alla sua difesa. Questo è il filo col quale tessere la trama normativa, a partire dal
dovere che abbiamo di non respingere chi vuole chiedere asilo in Italia per finire con quello di
assicurargli la permanenza anche allo scopo di una verifica giurisdizionale delle ragioni proposte.
Lungo questo percorso vanno definiti tutti quegli interventi che diano il segno di una effettiva e
attenta presa in carico della persona nonché della sua domanda.
La recente istituzione di sette Commissioni territoriali per il riconoscimento dello status
di rifugiato favorisce sicuramente un servizio di prossimità, un'articolazione più vicina alla
necessità e all'urgenza di riconoscimento del diritto. Occorrerà proseguire su questa strada
operando anche sulle modalità di valutazione, con la previsione di un'unica ed equa procedura di
esame delle domande di asilo.
Sapete già che nei prossimi giorni il Ministro dell'Interno nominerà una Commissione
ministeriale che avrà il compito di visitare i CPT e formulare valutazioni e proposte. Questa
importante iniziativa darà l'opportunità di fare una riflessione anche sui centri d'identificazione
considerato, comunque, che la discussione di un progetto organico sul diritto di asilo dovrà
affrontare anche questo tema.
Ancora. Per completare l'adeguamento dell'ordinamento italiano al quadro normativo
comunitario in materia d'asilo recepire dovremmo recepire ancora due direttive: una sulle procedure
per il riconoscimento e la revoca dello status, l'altra sull'attribuzione della qualifica di
rifugiato.
La recente istituzione del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati e
del Fondo nazionale per le politiche ed i servizi dell'asilo risponde al bisogno di
integrazione espresso dal rifugiato riconosciuto, superando logiche meramente assistenziali:
integrazione nel mercato del lavoro, nella società civile, nella cultura del Paese di accoglienza.
Il nuovo Sistema di protezione è finanziato dalle risorse del Fondo Nazionale per le
politiche ed i servizi dell'asilo (circa 23 milioni di euro per l'anno in corso) e del Fondo
Europeo per i Rifugiati (circa 2 milioni di euro). Quest'ultimo copre alcune categorie più
vulnerabili: disabili anche temporanei, soggetti che richiedono assistenza domiciliare, sanitaria
specialistica e prolungata, vittime di tortura e/o di violenza, minori non accompagnati, anziani.
L'istituzione del Sistema si è ispirata all'esperienza del Programma Nazionale Asilo, avviata
nel 2000 dal Ministero dell'Interno insieme all'UNHCR e l'ANCI - Associazione Nazionale dei
Comuni Italiani. Il PNA ha dato centralità al ruolo degli enti locali (62 i Comuni partecipanti al
Programma) per il loro carattere di gestori di servizi sul territorio ed ha visto, inoltre, il
coinvolgimento di tutte le forze dell'associazionismo maggiormente impegnate nel settore.
Non c'è dubbio che chi ci chiede accoglienza, rifugio perché ha sperimentato o teme di
sperimentare la persecuzione debba trovarci sensibili alle sue condizioni e che questo debba
avvenire oltre che con le norme con i comportamenti concreti. Trovo nell'appello che viene oggi
indirizzato al Governo e al Parlamento il frutto di convinzioni profonde, rigorose che mi sembra
necessario che passino, attraverso il Legislatore, nel vissuto della società come elemento che ne
rafforzi il civismo e il sentimento democratico.






