Intervista al vice questore aggiunto della Polizia di Stato Elisabetta Mancini
Polizia, prevenzione, sicurezza, prossimità, vicinanza: sono tutte parole declinate al femminile e attività che richiedono quella passione, fantasia e sensibilità tipiche dell’animo delle donneElisabetta Mancini, Vice Questore aggiunto della Polizia di Stato, si occupa da qualche anno della comunicazione sui temi della sicurezza stradale, dell’organizzazione di campagne di sensibilizzazione e, in particolare, di progetti rivolti ai giovani per contrastare le idee e i comportamenti che li mettono troppo di frequente a rischio sulle strade. In precedenza svolgeva compiti più vicini all’operatività della Polizia Stradale nell’attività di coordinamento dell’attività di vigilanza e controllo delle pattuglie sul territorio. Tra le esperienze più entusiasmanti ricorda quella di staffetta per Bill Clinton a Napoli in occasione del G7 a Napoli nel 1994, durante il Giro Ciclistico d’Italia nel 1998, nella scorta alla Fiamma Olimpica nel 2005.
Quali sono state le motivazioni di questa scelta operativa?
Ricordo con grande piacere il periodo dell’università, la soddisfazione di approfondire, attraverso lo studio del diritto, quei principi di legalità, giustizia e libertà a cui ho sempre creduto. Dopo la laurea in Giurisprudenza alla Luiss, ho da subito pensato di dover trovare la mia dimensione nel 'pubblico'. Ed il primo concorso a cui ho partecipato, e che ho superato, è stato quello per funzionario di Polizia. Non avrei, però, mai immaginato che questa Amministrazione fosse così complessa e coinvolgente. Occorre flessibilità e capacità di rinnovarsi rapidamente per adeguare la risposta di sicurezza ai bisogni dei cittadini in continuo cambiamento.
Come concilia il lavoro sul campo e vita privata?
Qualcuno parla di acrobazia ed equilibrismo delle donne… Immagini che mi mettono una leggera ansia perché non amo le vertigini! E’ vero, però, che le mie giornate iniziano presto ed è una corsa continua tra gli impegni di due bambini meravigliosi, di un lavoro che amo, una casa da seguire, una famiglia e delle amicizie che mi piace alimentare e un po’ di sport per sentirsi meglio. Tutto in una città bella e difficile come Roma. C’è un pizzico di sana schizofrenia e di allegra confusione, ma è la mia vita e non la vorrei diversa. Senza il mio lavoro sarei sicuramente una madre più presente, ma meno soddisfatta, meno ricca di energie e di esperienze da raccontare. Il dovermi confrontare ogni giorno con problemi e sfide nuove richiede grande tenacia e impegno che credo sia d’esempio e stimolo anche per i miei figli. La presenza di Benedetta e Lorenzo, d’altra parte, alimenta il mio lavoro e, se possibile, gli dà un significato più nobile. Di contribuire a costruire, anche per loro, una società migliore.
Quali sono le difficoltà incontrate in un'attività più strettamente maschile? Quali i vantaggi come donna sul campo, quali le criticità?
Polizia, prevenzione, sicurezza, prossimità, vicinanza sono tutte parole declinate al femminile e sono convinta che lavorare in questa Amministrazione richieda quella passione, fantasia e sensibilità tipiche dell’animo delle donne. Molto del nostro lavoro ha a che fare con la gestione delle emozioni, a cui noi donne siamo sicuramente più allenate: basta pensare alla vittima di un reato o alla persona che richiede un soccorso. E per essere un buon poliziotto oggi non basta più sicuramente la forza, la divisa e la pistola. Serve anche la capacità di gestire relazioni, trovare le parole giuste, saper ascoltare e comunicare per poter effettivamente rassicurare. E in questo il poter contare sul contributo delle donne è sicuramente un valore aggiunto. E’ innegabile, però, che esistano difficoltà e zone d’ombra in un ambiente che rimane ancora prettamente maschile anche negli incarichi apicali. Il pregiudizio maggiore è quello che ci lega alla nostra dimensione familiare e materna e che fa dubitare, anche in buona fede, della nostra completa disponibilità. E la fatica è anche dimostrare ogni giorno con ostinazione che l’esistenza di impegni familiari ci fa ottimizzare il tempo trascorso al lavoro e la qualità dei nostri risultati.
Quali e quante soddisfazioni, come donna, ha ricevuto e riceve dal suo lavoro?
Il mio lavoro consiste oggi nell’utilizzare la comunicazione come strumento di prevenzione per promuovere quel cambiamento sociale che assicuri una maggiore legalità sulle strade e, quindi, un minor numero di morti e feriti dovuti agli incidenti. E’ una meta ambiziosa, quella di correggere e migliorare i comportamenti sociali attraverso la comunicazione. Un lavoro tutto da inventare perché non ci sono precedenti. Ed è molto bello far crescere i progetti. Campagne come il Progetto Icaro, nate come iniziative della Polizia di Stato di promozione della legalità, cresciute via via con il coinvolgimento di tanti soggetti pubblici e privati che operano nel campo della sicurezza stradale, fino a diventare progetto pilota in Europa nel campo dell’educazione stradale con il finanziamento della Commissione europea di ICARUS. Mai, entrata in Polizia, avrei pensato di occuparmi dell’organizzazione di eventi e campagne di promozione della legalità. Di parlare in radio e televisione per rendere un servizio utile al cittadino. Un’attività che non porta dei risultati immediati, come l’arresto di un delinquente. Una semina quotidiana che richiede grande convinzione perché possano essere raccolti i frutti nel medio e lungo periodo. La soddisfazione è quella di fare un lavoro in cui ogni giorno non è mai uguale a quello passato, dove non si è mai soli perché la forza è nel lavoro di squadra.






